I Porti italiani sono “Social”? Un’analisi a cura di SailBiz

I Porti italiani sono “Social”? Un’analisi a cura di SailBiz

Ogni giorno sui giornali economici si legge che per uscire dalla crisi è necessario che le imprese italiane si affaccino su nuovi mercati e quindi che abbiano la capacità di internazionalizzarsi. Altrettanto si legge che per accedere velocemente ai mercati esteri gli imprenditori devono guardare ai social network come strumento di comunicazione globale in grado di abbattere le barriere e avvicinare i paesi. Del resto è altresì vero che i porti e i marina privati sono imprese a tutti gli effetti, con un conto economico e molto spesso con un consiglio di amministrazione a cui rispondere sulle performance gestionali.

“In occasione dell’inaugurazione del porto/marina – si legge spesso nei comunicati stampa – è stato presentato il progetto di comunicazione integrato realizzato grazie alle competenze in tema di consulenza di processo, tecnologie innovative e marketing digitale…”. Conferenze stampa, tavole rotonde, interviste, seminari, convention ed eventi di nautica, di mare e di turismo, sempre le stesse cose… a parole.

Per questo motivo SailBiz, portale di economia della nautica, ha misurato se alle parole seguono i fatti e se veramente, in un contesto ancor più competitivo dovuto alle pessime leggi italiane in generale e alle tasse di stazionamento in particolare, i porti e i marina sono in grado di ospitare e comunicare la loro ospitalità. Quello che emerge dallo studio condotto ha dell’imbarazzante. Infatti nell’analisi della comunicazione web e social media, che SailBiz ha effettuato sulle prime 80 marine turistiche e porti associati ad Assomarinas, tutto queste belle parole sembrano essersi volatilizzate e mai concretizzate.

La ricerca parte dall’utilizzo dei siti internet dei porti, che se è vero che dovrebbe essere funzionali e fruibili dai diversi portatili (dal mobile al tablet passandoal pc) e quindi fare ciò per cui sono stati creati, comunicare e informare, così non è. Raramente viene utilizzata la versione in inglese, quasi mai una multi lingue così da raggiungere un target più internazionale possibile. Ancor più incredibile è che nessun marina integra correttamente il sito con i social network, al fine di creare cioè engagement per catturare l’attenzione del lettore/utente/cliente (indirizzandolo a fare l’azione prevista per quella pagina) e quindi presentare quali “attenzioni”, quali piaceri e quali le abitudini caratterizzano il marina per modulare le proprie offerte da un lato e conoscere i bisogni dall’altro.

Nell’analisi pertanto risultano molti siti di marine e porti turistici obsoleti, o non più attivi, o in manutenzione come:

  • MARINA LOBRA - MASSA LUBRENSE (NA),
  • PORTO TURISTICO MARINA DI RAGUSA - RAGUSA (RG),
  • MARINA MARLIN BIANCO - SALINE IONICHE (RC),
  • TARANTO YACHT - TARANTO (TA),
  • DARSENA FONTANELLE - GALLIPOLI (LE),
  • ONDA MARINA PORTO TURISTICO DI CESENATICO – CESENATICO (FO),
  • MARINA DI ALBARELLA – ROSOLINA (RO)
  • MARINA DI PORTEGRANDI – PORTEGRANDI (VE).

Gli altri porti presenti nell’elenco Assomarinas nella migliore delle ipotesi non sono integrati con i canali social. Spesso si tende a dimenticare quanto è importante pensare alla propria comunicazione in termini di integrazione multi-canale.

Non ci si riferisce semplicemente all’importanza di sviluppare una strategia digital che contempli l’utilizzo di più social network in maniera coordinata, ma piuttosto a quanto sia necessario creare delle aspettative online che siano poi mantenute sul “lato offline” della propria attività.

 

Il mondo della comunicazione è estremamente dinamico, il ricorso alle nuove tecnologie di comunicazione ai nuovi strumenti mediatici consentono di creare una comunicazione nuova per il proprio brand, consentendo di raggiungere anche utenti che erano rimasti fuori dal raggio di azione delle precedenti.

Con questo si intende, in realtà, qualcosa di molto semplice: non dimenticare mai l’importanza di una brand image coordinata e di una comunicazione integrata a tutti i livelli.

Siamo nell’era del web, della società di internet, di Facebook e dei social network e ne siamo pienamente coscienti. Anzi lavoriamo costantemente per sfruttare al meglio tutte queste nuove opportunità. Semplicemente non facciamoci risucchiare completamente dalle rivoluzioni.

extrapola -Porti italiani

 

Nel grafico qui a fianco (Social Media Marine & Porti turistici) sono rappresentate le percentuali dei diversi social network utilizzati dalle marine e porti turistici.

Facebook si attesta al primo posto con un bassissimo 38,75% e ancor più basso se si tiene conto del fatto che ci sono la maggior parte delle Marine e Porti che utilizzano pagine personali alle pagine business. Inutile dire il motivo di utilizzare pagine business su facebook a chi non riconosce nemmeno il valore dei social media nel 2014.

Dal grafico che segue, inerente il più diffuso social media al mondo, Facebook, emerge la carenza culturale geografica. Da segnalare il fatto che non spicca come al solito solo il Sud, ma tutto un sistema Paese che continua ad annaspare a causa della reale carenza di competenze che va ben oltre quanto dichiarato nei comunicati diffusi alla stampa.

extrapola - porti italianiIl Web 2.0 dispone di una grande varietà di strumenti di comunicazione che possono essere utilizzati dall’impresa per attuare la strategia di marketing. Gli obiettivi di marketing dell’azienda devono essere realizzati utilizzando in maniera integrata sia gli strumenti di comunicazione classica, sia quelli offerti dai social media.

Per dare una misura della carenza culturale sul tema sul sito del porto di Pisa se si clicca sull’icona di youtube non si apre la pagina ufficiale del porto di Pisa ma quella di un segretario del sindaco; questo per citare una delle migliore inefficienze riscontrate.

Questo può far generare una sfiducia tra i membri del gruppo (dei quali diviene a far parte a pieno titolo anche la marina turistica e il porto) e in questo modo la proposta commerciale non ha la possibilità di trasformarsi in un oggetto di conversazione e discussione capace di arricchire il valore del marchio o del prodotto, rendendo meno stimolante il processo di acquisto. La comunicazione, come l’imbarcazione, va curata.

Chiudiamo facendoci portavoce di un’idea. Oggi che c’è crisi di lavoro e che questi strumenti sono quotidiani per ragazzi “nativi digitali” perché non ipotizzare che ogni marina abbia un “tutor digitale” sotto i 25 anni da assumere a cui far curare la comunicazione on-line? Chi ha potere decisionale acquisti consapevolezza di quanta strada c’è da fare e se ogni viaggio di 1000 miglia comincia dal primo passo, che qualcuno faccia questo primo passo. (Analisi SailBiz)

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